L’istituto

L’Archivio di Stato di Roma: un destino particolare

Fotografia  archivisti anno 1919

Il Regio Archivio di Stato in Roma viene istituito con il decreto del 30 dicembre 1871, n. 605 con il compito di conservare le carte degli organi centrali dello Stato Pontificio, ai quali si aggiungono anche gli atti degli archivi giudiziari e notarili. L’istituto assume fin dalle origini anche le funzioni di Archivio del Regno, sezione destinata a raccogliere gli originali delle leggi e dei decreti reali, i registri dello stato civile della famiglia reale ed il registro araldico.

La sua storia si differenzia da quella degli altri Archivi di Stato italiani con sede nelle ex capitali dei regni preunitari. A Roma, dopo il 20 settembre, si era creato un quadro politico complesso per la compresenza dell’apparato organizzativo della Santa Sede e della nuova classe politica italiana. L’Archivio segreto vaticano, dove dalla fine del XVIII secolo si era concentrata la documentazione ecclesiastica, sopravvive come Archivio centrale del nuovo Stato della Città del Vaticano, privando Roma di un’istituzione capace di testimoniare con il suo patrimonio la storia dello Stato pontificio. Destinato a conservare le carte dell’amministrazione centrale dello Stato Pontificio oltre a quelle degli uffici statali con sede nella provincia di Roma, rimarrà privo di alcune serie fondamentali conservate presso i palazzi vaticani, dove, oltre all’Archivio Segreto, avevano sede importanti dicasteri, fra cui la Segreteria di Stato e alcune Congregazioni. Il nucleo principale del suo patrimonio è rappresentato dalle carte prodotte dalle magistrature pontificie (camera apostolica, congregazioni, ministeri, tribunali e altro) per i secoli XV-XIX.


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